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Due cani da caccia di Jacopo dal Ponte detto il Bassano

Articolo a cura di Rosa Maria Garofalo

Nella storia dell’arte occidentale, cani e gatti sono stati a lungo rappresentati solo come comparse. Un’eccezione straordinaria è Due cani da caccia legati a un ceppo, dipinto da Jacopo dal Ponte, detto il Bassano, intorno al 1548 -1550 e oggi conservato al Musée du Louvre di Parigi.

Chi era Jacopo Bassano

Nato a Bassano del Grappa intorno al 1510, Jacopo fu uno dei grandi protagonisti della pittura veneta del Rinascimento. Pur aggiornato sulle novità di Tiziano e Tintoretto e sulle raffinatissime soluzioni del Manierismo, Bassano si distinse per una scelta di controtendenza: mantenere un legame viscerale con la provincia, la terra e la vita quotidiana. Jacopo Bassano fu uno dei primi artisti europei a cogliere la dignità autonoma del mondo rurale e naturale, infondendo nelle sue tele una luce vibrante e un realismo materico che avrebbe poi influenzato generazioni di pittori, da Caravaggio fino ai maestri del Seicento naturalista.

Analisi dell’opera: la dignità del quotidiano

Osservando la tela del Louvre, la prima cosa che colpisce è l’assenza totale della figura umana. Il palcoscenico è interamente occupato da due segugi, probabilmente bracchi o segugi veneti, legati a un ceppo tagliato. Il cane in primo piano, dal manto bianco a macchie fulve, è accucciato a terra; la sua figura distesa suggerisce riposo, ma lo sguardo vigile e le orecchie tese raccontano un’attenzione costante.

Il secondo cane, dal pelo scuro e bruno, si erge sopra di lui in una posizione dinamica, con la zampa anteriore sollevata nel tipico gesto della ferma o dell’allerta. Bassano non idealizza i due animali, descrive la muscolatura potente, il turgore dei tendini, la texture del pelo e la lucidità del tartufo, la parte terminale e senza pelo del muso.

E un vero e proprio ritratto psicologico dei due cani. Sullo sfondo, un cielo plumbeo attraversato da nubi cariche di luce modella i volumi dei due corpi. La vegetazione ai piedi del ceppo e i dettagli delle pietre testimoniano la consueta precisione botanica e naturalistica del pittore. Nel Cinquecento, un dipinto privo di figure umane rappresentava una rarità assoluta: il genere della natura morta o della pittura di animali pura non si era ancora affermato in Italia. La nascita di questo quadro è legata alla committenza aristocratica: molto probabilmente fu ordinato da un nobile veneto (forse il conte Girolamo Bonifacio) desideroso di celebrare i suoi migliori cani da caccia, visti come preziosi compagni di attività e simbolo di prestigio. Jacopo Bassano andò ben oltre la semplice richiesta del committente: trattò i due segugi con la stessa dignità, solennità e accuratezza riservata ai ritratti dei principi, dei condottieri e dei dogi. Anziché attenersi a modelli stilizzati di repertorio, Bassano studiò gli animali dal vivo, catturandone il respiro, la tensione fisica e l’espressività spontanea.

Considerazioni

Il quadro di Jacopo Bassano trasmette un messaggio ancora attuale: gli animali non sono semplici oggetti o elementi decorativi ma esseri dotati di emozioni, interiorità e dignità. Attraverso la rappresentazione dei cani in questo meraviglioso dipinto, Bassano invita a rispettarne la natura e a riconoscere il valore della loro presenza, esprimendone fedeltà e sensibilità.


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