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Charles Baudelaire e il fascino dei gatti

Articolo a cura di Rosa Maria Garofalo

Charles Baudelaire (1821-1867), figura centrale della poesia moderna e autore della celebre raccolta I fiori del male (Les Fleurs du mal), è stato uno dei più straordinari cantori del gatto nella storia della letteratura. Nel panorama parigino del XIX secolo, eccentrico e ribelle, Baudelaire vedeva nel gatto molto più di un semplice animale domestico: per lui il gatto era un’entità quasi sacra, un compagno di solitudine, un simbolo di mistero, sensualità e indipendente eleganza.
Nella sua opera, i gatti compaiono a più riprese, descritti con profonda venerazione per i loro movimenti felpati, i loro sguardi magnetici e quel passo sicuro di chi non si lascia mai domare del tutto dall’uomo.

“Le Chat” (Il Gatto) — Charles Baudelaire (estratto breve)

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore amoroso;
trattieni gli artigli della tua zampa,
e lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli,
misti d’agata e di metallo.

Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoreux;
Retiens les griffes de ta patte,
Et laisse moi plonger dans tes beaux yeux,
Mêlès de metal et d’agate.

 Attraverso i suoi versi, Baudelaire non cerca di umanizzare il gatto né di trasformarlo in un servitore obbediente, al contrario, celebra la sua alterità.
Il gatto sceglie di stare con l’uomo, ma conserva una sua dimensione selvatica e inviolabile. Non mendica affetto, non si sottomette, ma dona la sua presenza a chi sa rispettare i suoi tempi. Per Baudelaire il gatto è un “genio del luogo“, un essere filosofico capace di contemplazione, un tramite tra il mondo quotidiano e una dimensione più profonda e spirituale.

Considerazioni

Charles Baudelaire – Pubblico dominio Wikipedia

Il messaggio che Baudelaire trasmette a chi ama i gatti — e a chi si dedica all’accoglienza e alla tutela degli animali randagi — è una vera e propria lezione sul rispetto della libertà e della dignità animale. Chi vive con un gatto, o chi opera nei gattili e nelle colonie feline, sa bene che l’amore per quest’animale non si fonda sul possesso o sul controllo, ma sul mutuo rispetto.
Amare significa rispettare i confini, Baudelaire ci ricorda che il gatto ci insegna a proporre il nostro affetto senza mai imporlo. Il vero amante dei gatti impara a interpretare lo sguardo, il movimento della coda, la distanza necessaria, accettando che l’animale mantenga sempre un briciolo della propria natura indomabile.
Quando accogliamo un gatto randagio, spesso schivo, spaventato o diffidente, il messaggio di Baudelaire ci invita a non forzare i tempi.

La conquista della sua fiducia non è un atto di sottomissione, ma un patto d’alleanza tra due anime libere. Ogni gatto, anche il più umile o sfortunato trovato in strada, porta dentro di sé quella regalità e quella fierezza che Baudelaire ha cantato. Proteggere i gatti randagi significa difendere il loro diritto a una vita dignitosa, senza mai spegnere quella scintilla di fierezza che li rende unici.


CREDITI IMMAGINE COPERTINA: Foto di Marjon Besteman da Pixabay