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L’amore imperfetto che ci salva: la lezione di Dino Buzzati

Articolo a cura di Rosa Maria Garofalo

Dino Buzzati (1906-1972) è stato uno dei più grandi scrittori, giornalisti e pittori italiani del Novecento, celebre per il suo stile fantastico, metafisico e venato di una sottile angoscia esistenziale (pensiamo al suo capolavoro Il deserto dei Tartari). Il testo in questione, “Buongiorno, cani, ciao”, appartiene alla sua produzione poetica ed è stato raccolto nel volume postumo Le poesie (edito da Neri Pozza nel 1982). In questi versi emerge tutta la sua capacità di guardare alla quotidianità con uno sguardo tenero, ironico e disincantato.

“Buongiorno, cani, ciao” — Dino Buzzati

 Buongiorno, cani, ciao
cagnolini cagnolini cagnazzi
misterioso dono della natura
a noi carogne. Perché?
Incantevoli compagni di viaggio
che ci fissate negli occhi
con esagerata.
Belli come boschi come il vento
girano su e giù per la casa
come fiumi come rupi
come nuvole innamorate.
Belli quando ronfate
fate bave spazzate immondizie.
Egoisti, sporchi, noiosi
rompiscatole, puzzolenti, ingordi,
sudicioni, petulanti, tangheri,
Dio vi benedica.

Considerazioni

Dino Buzzati – Pubblico dominio Wikipedia

Il messaggio che Buzzati consegna a chi ama i cani è un inno all’amore autentico, quello che non pretende la perfezione. I cani non sono peluche da salotto né compagni addomesticati per compiacerci: sono creature vive, istintive, caotiche. Buzzati non nasconde i loro lati scomodi come le bave, le immondizie rovistate, i disastri in casa, l’invadenza di quando ci seguono dappertutto. Eppure, proprio in questa loro natura travolgente e imperfetta sta la loro meravigliosa purezza.

Per chi ama i cani e per chi si spende ogni giorno nel mondo del volontariato e dei canili, questa poesia racchiude tre grandissime verità: i cani ci guardano per quello che siamo; l’adozione è un dono che riceviamo, non che facciamo; amare un cane significa accogliere il caos.

Amare un cane significa quindi accettare il pacchetto completo. Significa benedire le impronte di fango sul pavimento, i peli sui vestiti e le scarpe masticate, perché in cambio c’è offerta una presenza pura, capace di riempire una casa di vita. In quel «Dio vi benedica» finale della poesia, c’è tutto il senso del nostro legame con loro: un ringraziamento grato e commosso a questi rompiscatole meravigliosi che, senza chiedere nulla in cambio se non il nostro affetto, rende la nostra vita infinitamente più ricca.


CREDITI IMMAGINE COPERTINA: Foto di Marta Reinartz da Pixabay